INNER MANUAL DISTORTION
Casa e corpo sono spesso metaforicamente connessi: possono essere visti come rappresentazione l’una dell’altro.
Nella serie della Rosenlund si riconosce una costante traslazione: l’abitare una casa diviene l’abitare un corpo. La sua è un’opera che tende a raccogliere, organizzare e conservare, in opposizione con l’incontrollabilità dei segni e delle tracce che lasciamo dietro di noi.
Maria Savela, curatrice
Ho capito in che modo la fotografia dialoga con la memoria quando avevo 15 anni: ero andata a vedere la casa in Carelia in cui era cresciuta mia nonna, casa da cui era dovuta fuggire assieme alla famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia.
Vedendo mia nonna là, così anziana, seduta su una pietra che un tempo era stata la veranda della sua casa, sentii il dovere di catturare quell’istante con la mia macchina fotografica. Quel momento, quella vista hanno lasciato in me un segno che tutt’ora influisce sulla mia opera artistica.
L’estate scorsa ho vissuto e lavorato nella mia vecchia casa di famiglia a Nokia (Finlandia). Appartengo alla quarta generazione della mia famiglia che vive quella casa. Un’estate ho scoperto nell’attico un vecchio erbario: le piante vere e proprie erano scomparse da decenni, ma il tempo e la natura insieme avevano prodotto delle tracce quasi fotografiche sulle pagine di carta. Questa scoperta mi ha fatto pesare al continuum temporale: le vite del giardino, così come le vite della casa erano morte e rinate più e più volte nel corso dei decenni.










