Untitled Limits
Cactus
Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie e quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall’ascoltare questo impostore. Se dimenticherete che i frutti della terra sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!“
Mentre in passato il cactus veniva piantato per definire limiti e confini per ogni proprietà, per controllare i movimenti esterni e interni, oggi stiamo assistendo a una proliferazione di confini e limiti che assumono la forma di muri, barriere di filo metallico e recinzioni. Viviamo in una nuova epoca storica, in cui l’ostilità di una pianta di cactus è insufficientemente nociva, quindi vengono erette barriere di filo metallico per sostenerla.
Il confine di ieri è oggi raddoppiato e fortificato da un nuovo confine…
L’oppressore di ieri è oggi oppresso, “lo strumento di protezione ha bisogno di essere protetto”
La serie “Cactus” è un progetto in evoluzione che segue la storicità delle costruzioni territoriali, concentrandosi su conflitti e legami tra i vecchi confini naturali e i nuovi confini industriali. Prima ancora del fatto che tali confini esercitano un impatto politico, economico e vitale sulla terra, le persone e la natura, la serie “Cactus” testimonia questa escalation di oppressione.
Intensive Beirut
Uno sguardo all’orizzonte, da Sidone a Beirut.
Beirut è una città in cui i monumenti non possono svilupparsi. E ciò si manifesta sotto forma di una conoscenza sfocata. Una conoscenza che continua a sottrarsi alla memoria, che manca di tangibilità, di concretezza… Ciò che ti lascia è un pensiero, un’idea di una città, della sua vitalità, delle sue complessità… e una rappresentazione della stessa che un tempo hai creato nella tua immaginazione prima ancora di incontrarla”.
Il progetto di Ziad Antar fa parte di Dalla via Emilia al mondo, a cura di Diane Dufour, Elio Grazioli e Walter Guadagnini.










