Why did you lie to me?

Pierluigi Fresia non è semplicemente un fotografo, forse è un poeta, certamente è un artista.

I suoi lavori non sono fotografie su cui ha impresso frasi o parole. Non sono mera somma d’immagine e scrittura. Le sue opere sono concetti intrisi di esistenzialismo. In esse il rapporto tra immagine e scrittura è sovvertito: cos’è immagine nella sua opera? La fotografia o la parola? La seconda.
C’è la volontà di coinvolgere attivamente l’interlocutore, che osserva, legge, cerca il nesso tra immagine e testo, non lo trova e fruga nel bagaglio di proprie conoscenze, cercando risposte e certezze. L’artista non possiede alcuna verità, ma invita alla costruzione di storie personali, soggettive: ogni opera è un racconto in potenza, l’incipit è dato e le variazioni sono infinite.

Fresia destabilizza, disorienta, costringe a riflettere su se stessi attraverso apparenti rebus, lasciando la libertà di creare e ricreare qualcosa che esiste solo in chi si sofferma di fronte a ciò che è dato.

Parole, concetti con infiniti gemelli, tanti quanti sono coloro che le leggono pronunciano, ascoltano e nel fare questo le confrontano per riconoscerle, dar loro senso con la loro vita, le loro esperienze belle o brutte che siano, con le loro aspettative, le loro speranze,
Le parole vanno ogni volta riconosciute e nessuna sarà uguale a un’altra, nemmeno a se stessa se a leggerla, pensarla, pronunciarla saranno individui diversi, in tempi diversi.

Le opere di Pierluigi Fresia qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.

Mostra cura di Elio Grazioli, Walter Guadagnini
Opere di Darren AlmondEnrico BedoloRicardo CasesPierluigi FresiaStephen GillDominique Gonzalez-Foerster e Ange LecciaMishka HennerAmedeo MarteganiRichard MosseThomas RuffBatia SuterCarlo ValsecchiHelmut Völter

Il taglio scelto per la mostra No Man Nature solleva i temi della natura senza uomo e dell’uomo senza natura sottoponendo euristicamente la riflessione dai suoi due margini estremi. Questi margini non indicano più soltanto l’inesplorato, l’ignoto, l’invisibile, l’inimmaginabile, ma la possibilità stessa dell’esistenza di un mondo senza più uomo e, d’altra parte, dell’invenzione da parte dell’uomo di un mondo che non rimanda più alla natura. Queste possibilità, a loro volta, possono essere percepite come pericoli, quello ecologico della distruzione della natura e dell’autodistruzione della specie umana o quello dell’euforia della “tecnica” che ha come contraltare la solitudine dell’essere umano di fronte al mondo. E ancora: a volte desideriamo di vivere in una natura incontaminata e deserta, sogno di un ricominciamento impossibile, mentre al tempo stesso stiamo costruendo un mondo completamente modellato sul virtuale e sull’immaginario, con una natura altrettanto virtuale e immaginaria.

Infine, d’altro canto, perché le cose siano o vadano così c’è sempre un motivo, quindi la riflessione sui casi limite interroga anche sul punto in cui siamo. La mostra vuole proporre tali questioni per immagini, attraverso esempi che mettano il pubblico nella condizione di interrogarsi sulla sua posizione nei loro confronti.

L’idea generale è sempre quella di usare la fotografia non come documento e rappresentazione, bensì di sfruttare le sue possibilità interrogative e suggestive. Le questioni poste sul rapporto uomo/natura diventano allora metafora anche della funzione e del ruolo della fotografia.

Pierluigi Fresia (Asti 1962 ) al termine degli studi inizia il suo percorso artistico utilizzando la pittura che affianca sempre più spesso negli anni a venire alla fotografia e alla parola scritta.
Opere di Pierluigi Fresia sono state presentate in molte fiere e rassegne d’arte contemporanea e fotografia (ARTISSIMA, Fiera Di Bologna, ArteVerona, MIART, MIA, Arco Madrid, Daegu Photo Biennale, Fotografia Europea), in diverse mostre collettive e personali in spazi istituzionali pubblici e gallerie private e fanno parte di diverse collezioni d’arte contemporanea private, di fondazioni e musei, tra gli altri MART di Rovereto e GAM di Torino.

Sede

Palazzo da Mosto
via Mari, 7
42121 Reggio Emilia