Why did you lie to me?
Pierluigi Fresia non è semplicemente un fotografo, forse è un poeta, certamente è un artista.
I suoi lavori non sono fotografie su cui ha impresso frasi o parole. Non sono mera somma d’immagine e scrittura. Le sue opere sono concetti intrisi di esistenzialismo. In esse il rapporto tra immagine e scrittura è sovvertito: cos’è immagine nella sua opera? La fotografia o la parola? La seconda.
C’è la volontà di coinvolgere attivamente l’interlocutore, che osserva, legge, cerca il nesso tra immagine e testo, non lo trova e fruga nel bagaglio di proprie conoscenze, cercando risposte e certezze. L’artista non possiede alcuna verità, ma invita alla costruzione di storie personali, soggettive: ogni opera è un racconto in potenza, l’incipit è dato e le variazioni sono infinite.
Fresia destabilizza, disorienta, costringe a riflettere su se stessi attraverso apparenti rebus, lasciando la libertà di creare e ricreare qualcosa che esiste solo in chi si sofferma di fronte a ciò che è dato.
Parole, concetti con infiniti gemelli, tanti quanti sono coloro che le leggono pronunciano, ascoltano e nel fare questo le confrontano per riconoscerle, dar loro senso con la loro vita, le loro esperienze belle o brutte che siano, con le loro aspettative, le loro speranze,
Le parole vanno ogni volta riconosciute e nessuna sarà uguale a un’altra, nemmeno a se stessa se a leggerla, pensarla, pronunciarla saranno individui diversi, in tempi diversi.
Le opere di Pierluigi Fresia qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.










