Beef and Oil
Grandi paesaggi modellati da quelle attività che rispondono alle enormi richieste di consumo: bovini e petrolio, due tra i più preziosi prodotti americani.
Visti dalla prospettiva dei satelliti che girano intorno alla terra, questi paesaggi rappresentano l’intento sistematico di spingere al massimo la produzione e il rendimento, tesi a soddisfare al meglio l’enorme richiesta di beni di consumo da parte dell’uomo.
Il risultato è un paesaggio naturale trasformato in qualcosa di non troppo dissimile dalle schede elettroniche che guidano le operazioni logistiche di queste industrie e che, in definitiva, servono a nutrire gli appetiti dei consumatori verso questi beni.
Feedlots
Nelle fattorie che allevano bovini, si definiscono feedlots delle pratiche di nutrizione durante l’ultimo periodo del ciclo vitale del bestiame. Quasi tutti i bovini consumati negli Stati Uniti subiscono questo trattamento: immaginate una enorme distesa di recinti e mangiatoie dove più di 100.000 manzi trascorrono gli ultimi tre o sei mesi della loro breve vita e vengono nutriti simultaneamente guadagnandosi una dieta giornaliera da 4 sterline fatta di mais, integratori a base di proteine e antibiotici. Ogni cosa in queste fattorie è calcolata per ottenere il massimo profitto da ogni animale; dal miscuglio di cibo utilizzato per nutrire le mandrie alla grandezza dei percorsi in cui vengono trasportati i resti degli animali dentro enormi contenitori tossici.
Campi petroliferi
In alcune parti degli Stati Uniti, la sete insaziabile di petrolio ha alterato il paesaggio rendendolo irriconoscibile. Il paesaggio naturale è stato sostituito da interventi e strutture fatte dall’uomo che riflettono la complessa logica che sottende alla ricerca di petrolio, alla sua estrazione e distribuzione.
Ricordando gli audaci colpi di pennello di espressionisti astratti, questi interventi sono prodotti in fin dei conti da un’industria che si ingegna per soddisfare i bisogni del consumo compulsivo nazionale ed internazionale
Le opere di Mishka Henner qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.










