Cloud Studies

Le nuvole sono soggette a variazioni prodotte da cause generali che sono responsabili di tutti i cambiamenti dell’atmosfera. Di solito, le nuvole sono ottimi indicatori del modo in cui questi cambiamenti operano, così come il volto di una persona è specchio del suo stato fisico o mentale”. Così scriveva il farmacista e meteorologo inglese Luke Howard nella prefazione al suo saggio On the Modification of Clouds. Ottant’anni più tardi, i meteorologi non avevano ancora raggiunto un consenso unanime sulle modalità per classificare, definire e interpretare le forme delle nuvole. Proprio in questo periodo gli scienziati iniziarono a utilizzare la fotografia per registrare e misurare le nuvole e ottenere, così, immagini fedeli e nitide che permettessero loro di comprendere l’interazione tra le nuvole e l’atmosfera.

La mostra Cloud Studies – The Scientific View of the Sky propone sei sezioni dedicate alla fotografia scientifica sulle nuvole, dalla sua nascita negli anni Ottanta del XIX secolo fino alle immagini scattate dai primi satelliti meteorologici negli anni Sessanta e pubblicate sui quotidiani. Ciascuna delle sei sezioni illustra una prospettiva fotografica e scientifica diversa delle nuvole.

Le opere di Helmut Völter qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.

Mostra a cura di Elio Grazioli e Walter Guadagnini con Diane Dufour
Opere di Darren AlmondEnrico BedoloRicardo CasesPierluigi FresiaStephen GillDominique Gonzalez-Foerster e Ange LecciaMishka HennerAmedeo MarteganiRichard MosseThomas RuffBatia SuterCarlo ValsecchiHelmut Völter

Il taglio scelto per la mostra No Man Nature solleva i temi della natura senza uomo e dell’uomo senza natura sottoponendo euristicamente la riflessione dai suoi due margini estremi. Questi margini non indicano più soltanto l’inesplorato, l’ignoto, l’invisibile, l’inimmaginabile, ma la possibilità stessa dell’esistenza di un mondo senza più uomo e, d’altra parte, dell’invenzione da parte dell’uomo di un mondo che non rimanda più alla natura. Queste possibilità, a loro volta, possono essere percepite come pericoli, quello ecologico della distruzione della natura e dell’autodistruzione della specie umana o quello dell’euforia della “tecnica” che ha come contraltare la solitudine dell’essere umano di fronte al mondo. E ancora: a volte desideriamo di vivere in una natura incontaminata e deserta, sogno di un ricominciamento impossibile, mentre al tempo stesso stiamo costruendo un mondo completamente modellato sul virtuale e sull’immaginario, con una natura altrettanto virtuale e immaginaria.

Infine, d’altro canto, perché le cose siano o vadano così c’è sempre un motivo, quindi la riflessione sui casi limite interroga anche sul punto in cui siamo. La mostra vuole proporre tali questioni per immagini, attraverso esempi che mettano il pubblico nella condizione di interrogarsi sulla sua posizione nei loro confronti.

L’idea generale è sempre quella di usare la fotografia non come documento e rappresentazione, bensì di sfruttare le sue possibilità interrogative e suggestive. Le questioni poste sul rapporto uomo/natura diventano allora metafora anche della funzione e del ruolo della fotografia.

Helmut Völter (nato a Berlino nel 1978) è un artista e graphic designer attualmente residente a Lipsia. Nel 2011, ha pubblicato il libro Cloud Studies che ripercorre la storia della ricerca scientifica sulle nuvole attraverso la fotografia. La relativa mostra è stata allestita in Germania, Svizzera e Paesi Bassi. Di recente, Völter si è interessato al fisico e fotografo giapponese Masanao Abe, anch’egli studioso delle nuvole. Una mostra su Abe è attualmente in corso in Giappone, mentre è prevista per l’estate prossima l’uscita del libro per Spector Books.

Sede

Palazzo da Mosto
via Mari, 7
42121 Reggio Emilia