Mo’dinna Mo’dinna
(I wanna go back home)

Modena, Utah.

Sulle origini del nome esistono ricordi diversi: “Mo’dinna mo’dinna”, avrebbe urlato un cuoco cinese mentre serviva la cena agli abitanti di una piccola cittadina del West americano nata a fine Ottocento lungo la Pacific Railroad, in mezzo al deserto che divide lo stato dello Utah da quello Nevada.

Altre fonti fanno risalire invece il nome a un operaio, forse di provenienza emiliana, che sempre al termine del XIX secolo, in preda a una forte nostalgia, avrebbe nominato il cantiere ferroviario in cui lavorava con il nome della sua città natale, Modena.
Con l’avvento della ferrovia nella contea di Iron (Iron County), nel dicembre del 1899 il signor Mr. Brigham J. Lund avviò a Modena con alcuni soci una piccola attività: trasportare merci a St. George (Utah), Pioche e Delamar (Nevada).
Nel 1903 Lund ruppe i rapporti con i suoi collaboratori e fondò la B.J. Lund & Company. Il suo nome, ancora oggi, compare su alcuni dei pochi e pericolanti edifici della piccola città.

Oggi Modena (dagli abitanti pronunciato Modeenah) è quasi una ghost town, se non fosse per le cinque famiglie rimaste. C’è ancora un post office, una rugginosa pompa di benzina – no service available – e l’unico edificio in pietra ancora in piedi ospita la vecchia scuola dove insegnava la maestra Edna Thorley.

A Modena oggi non ci sono più bambini e la signora Thorley (novant’anni) trascorre il suo tempo riempiendo grossi quaderni di ritagli con memorie del passato.

Vincent Rice (pompiere psicanalista) e sua moglie hanno acquistato l’edificio qualche anno fa. Purtroppo non sono riusciti a coinvolgere nelle attività ricreative gli undici abitanti della città di Modena – benché in un’aula sia rimasta una piccola batteria acustica e una vecchia stufa elettrica.
Vincent è rassegnato perché l’unico dei suoi concittadini con cui aveva stretto amicizia non esce più di casa poiché non sopporta il rumore. Modena è circondata dal deserto e avvolta nel silenzio. Gli unici suoni che disturbano il suo sonno sono l’abbaiare dei cani di Vincent e i lunghi treni merci che arrivano dal Nevada e passano senza fermarsi alla stazione. Cedar City, la città più vicina, dista cinquanta miglia.

Una gelida mattina di metà novembre volevo andare da Parma a Modena e così, tenendomi lungo la via Emilia, all’improvviso mi sono ritrovato in mezzo al deserto.

Antonio Rovaldi

Il progetto di Antonio Rovaldi fa parte di 2016. Nuove esplorazioni, a cura di Diane Dufour, Elio Grazioli e Walter Guadagnini.

La mostra nasce e si sviluppa a confronto con Esplorazioni sulla via Emilia (1986), con lo scopo di raccontare come è cambiata in questi trent’anni la via Emilia e come è cambiato il modo di rappresentarla.
Il festival ha affidato questa ricerca a sette autori contemporanei, rappresentanti di una nuova generazione, Alain Bublex, Stefano Graziani, Antonio Rovaldi, Sebastian Stumpf, Davide Tranchina, Paolo Ventura, Lorenzo Vitturi. A loro il compito di raccontare la via Emilia oggi.

Antonio Rovaldi è nato a Parma nel 1975 e vive tra Milano e New York.
Ha studiato Arte e Fotografia presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano), dove si è diplomato nel 2000 con Hidetoshi Nagasawa e Mario Cresci.
Da allora la sua pratica artistica indaga l’attraversamento e la percezione del paesaggio attraverso l’utilizzo di mezzi diversi, come la fotografia, il video e la scultura. Elemento ricorrente nella sua ricerca è la rappresentazione della distanza, fisica e mentale, fra luoghi reali e letterari.
Nel 2015 ha pubblicato Orizzonte in Italia (Humboldt Books), racconto di un lungo viaggio in bicicletta intorno alla penisola (inclusa la Sardegna) nel quale l’artista ha fotografato ogni giorno l’orizzonte.
Nel 2006 è stato uno dei vincitori del Premio New York alla Columbia University, e nel 2009 è stato artista residente presso Iscp (International studio & curatorial program) di Brooklyn, dove ha conosciuto l’artista austriaco Michael Hoepfner con cui ancora collabora in progetti legati alla pratica del camminare.

Sede

Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c
42121 Reggio Emilia