Ile de Beauté

Come è successo per GoldIle de Beauté è un progetto nato dalla collaborazione tra Dominique Gonzalez-Foerster e l’artista multimediale Ange Leccia, che insieme hanno selezionato le immagini tra centinaia di ore girate da Leccia tra il 1985 e il 1996. Il risultato è una serie astratta di riflessioni soggettive. Ile de beautè è permeata di immagini del paese di nascita di Leccia in Corsica, del traghetto che naviga in quei luoghi e di immagini girate in Giappone. L’eclettica colonna sonora – prevalentemente costituita da musica pop francese realizzata al sintetizzatore – ha un effetto molto impressionante, sia a primo impatto che come musica di sottofondo. Le immagini della Corsica (nota anche come Ile de beauté) sono spesso girate da un’auto in corsa. La linee sull’asfalto, i sinuosi passi di montagna, i fari accecanti che colpiscono all’improvviso, creano un’atmosfera spesso ipnotica.

Le osservazioni sul Giappone – un treno super-veloce, uno spettacolo all’aria aperta – sono giustapposti a filmati riadattati di Takeshi KitanoWong Kar-wai e di Cherchez l’idole di Michel Boisrond del 1963 (con Sylvie Vartan), che ebbe grande successo in Giappone.

Le opere di Dominique Gonzalez-Foerster e Ange Leccia qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.

Mostra a cura di Elio Grazioli e Walter Guadagnini
Opere di Darren AlmondEnrico BedoloRicardo CasesPierluigi FresiaStephen GillDominique Gonzalez-Foerster e Ange LecciaMishka HennerAmedeo MarteganiRichard MosseThomas RuffBatia SuterCarlo ValsecchiHelmut Völter

Il taglio scelto per la mostra No Man Nature solleva i temi della natura senza uomo e dell’uomo senza natura sottoponendo euristicamente la riflessione dai suoi due margini estremi. Questi margini non indicano più soltanto l’inesplorato, l’ignoto, l’invisibile, l’inimmaginabile, ma la possibilità stessa dell’esistenza di un mondo senza più uomo e, d’altra parte, dell’invenzione da parte dell’uomo di un mondo che non rimanda più alla natura. Queste possibilità, a loro volta, possono essere percepite come pericoli, quello ecologico della distruzione della natura e dell’autodistruzione della specie umana o quello dell’euforia della “tecnica” che ha come contraltare la solitudine dell’essere umano di fronte al mondo. E ancora: a volte desideriamo di vivere in una natura incontaminata e deserta, sogno di un ricominciamento impossibile, mentre al tempo stesso stiamo costruendo un mondo completamente modellato sul virtuale e sull’immaginario, con una natura altrettanto virtuale e immaginaria.

Infine, d’altro canto, perché le cose siano o vadano così c’è sempre un motivo, quindi la riflessione sui casi limite interroga anche sul punto in cui siamo. La mostra vuole proporre tali questioni per immagini, attraverso esempi che mettano il pubblico nella condizione di interrogarsi sulla sua posizione nei loro confronti.

L’idea generale è sempre quella di usare la fotografia non come documento e rappresentazione, bensì di sfruttare le sue possibilità interrogative e suggestive. Le questioni poste sul rapporto uomo/natura diventano allora metafora anche della funzione e del ruolo della fotografia.

Ange Leccia vive e lavora tra Parigi e la Corsica.

Dal 1972 al 1976 segue i corsi di Dominique Noguez sul cinema sperimentale all’università di Parigi e inizia fin da allora a realizzare film. Insegna dal 1985 al 1997 all’École des Beaux-Arts di Grenoble e successivamente all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Cergy-Pontoise per poi diventare Direttore del Pavillon Unité Pédagogique al Palais de Tokyo di Parigi. Negli anni Ottanta espone soprattutto sculture e installazioni, che chiama “arrangements”, ma continua sempre anche la sua produzione di video e film. Dagli anni Novanta si moltiplicano le presentazioni dei suoi video, spesso allestiti in spettacolari installazioni ad hoc.

Numerose le mostre personali e la partecipazione alla più importanti manifestazioni d’arte contemporanea quali, la Biennale di Venezia, 1986; Skulptur Projekte a Münster, 1987; Documenta 8 a Kassel, 1987; Biennale di Sydney, 1990. Numerose le mostre personali in gallerie private e spazi pubblici, tra cui Pacifique al Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi nel 1997 e Ange Leccia et le Pavillon al Musée Bourdelle di Parigi nel 2009. Mostre monografiche a lui dedicate si sono svolte nel 2013 al Museo di arte contemporanea di Val-de-Marne e nel 2014 al Palais a Tokyo.

Dominique Gonzalez-Foerster è una delle artiste più riconosciute degli ultimi decenni. La sua fama si è estesa negli anni ’90, grazie alla partecipazione ad alcune importanti biennali (Venezia, Berlino, Lione, Tirana, Busan), mostre di rilievo (tra cui Documenta XII e Manifesta II) ed il conseguimento, nel 2002, del Prix Marcel Duchamp. A partire dal 1997 si dedica avideo e cinema con una particolare attenzione all’immagine della città, aprendo il suo sguardo dagli interni verso l’esterno e concentrandosi su di una personale idea di “exoturisme” e di modernità tropicale. I film di Dominique Gonzalez-Foerster sono giochi di costruzione nei quali intervengono “sensazioni di cinema” e dove lo spettatore/personaggio gioca un ruolo centrale, con la sua memoria, la sua esperienza e il suo passato. Fra i film si segnalano RiyoCentralPlagesAtomic parkÎle de Beauté e Gold, questi ultimi due girati insieme a Ange Leccia.

Sede

Palazzo da Mosto
via Mari, 7
42121 Reggio Emilia