Life in file

La ricerca artistica di Enrico Bedolo indaga i vari aspetti del paesaggio contemporaneo attraverso l’uso di tecniche analogiche e digitali, sperimentando contemporaneamente il linguaggio fotografico stesso.
L’artista ha fotografato parti di quelle simulazioni che vengono esposte fuori dai cantieri per mostrare come verrà ciò che si sta costruendo all’interno. Oltre a una questione di spazi, subito si noterà il sottile gioco di rovesciamento temporale: la fotografia, che ognuno sa che cattura l’istante che subito diventa passato, qui invece si presenta come immagine di una promessa di futuro. Ma è solo un inganno, un trompe-le-temps, potremmo dire: l’immagine rappresentata pretende di anticipare il futuro, ma la fotografia di quell’immagine la proietta comunque nel passato dello scatto.

“L’ombra si proietta proprio in quell’angolo dove si consuma la realtà […] Non è questione di finiture, resa, durata o semplicemente che tutto dista a pochi minuti da dove siamo giunti. È che i confini sono linee trasparenti e in qualche modo infinitamente riscrivibili, ammesso che ce ne siano”.

Le opere di Enrico Bedolo qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.

Mostra a cura di Elio Grazioli e Walter Guadagnini
Opere di Darren AlmondEnrico BedoloRicardo CasesPierluigi FresiaStephen GillDominique Gonzalez-Foerster e Ange LecciaMishka HennerAmedeo MarteganiRichard MosseThomas RuffBatia SuterCarlo ValsecchiHelmut Völter

Il taglio scelto per la mostra No Man Nature solleva i temi della natura senza uomo e dell’uomo senza natura sottoponendo euristicamente la riflessione dai suoi due margini estremi. Questi margini non indicano più soltanto l’inesplorato, l’ignoto, l’invisibile, l’inimmaginabile, ma la possibilità stessa dell’esistenza di un mondo senza più uomo e, d’altra parte, dell’invenzione da parte dell’uomo di un mondo che non rimanda più alla natura. Queste possibilità, a loro volta, possono essere percepite come pericoli, quello ecologico della distruzione della natura e dell’autodistruzione della specie umana o quello dell’euforia della “tecnica” che ha come contraltare la solitudine dell’essere umano di fronte al mondo. E ancora: a volte desideriamo di vivere in una natura incontaminata e deserta, sogno di un ricominciamento impossibile, mentre al tempo stesso stiamo costruendo un mondo completamente modellato sul virtuale e sull’immaginario, con una natura altrettanto virtuale e immaginaria.

Infine, d’altro canto, perché le cose siano o vadano così c’è sempre un motivo, quindi la riflessione sui casi limite interroga anche sul punto in cui siamo. La mostra vuole proporre tali questioni per immagini, attraverso esempi che mettano il pubblico nella condizione di interrogarsi sulla sua posizione nei loro confronti.

L’idea generale è sempre quella di usare la fotografia non come documento e rappresentazione, bensì di sfruttare le sue possibilità interrogative e suggestive. Le questioni poste sul rapporto uomo/natura diventano allora metafora anche della funzione e del ruolo della fotografia.

Enrico Bedolo, Soncino (CR) 1975, dopo studi tecnici e collaborazioni con uno studio di architettura, inizia a dedicarsi alla fotografia in modo sempre più preciso.

La sua ricerca artistica indaga i vari aspetti del paesaggio contemporaneo attraverso l’uso di tecniche analogiche e digitali, sperimentando contemporaneamente il linguaggio fotografico stesso.

Tra i vari progetti eseguiti: Alfabeto delle Pianure, un inventario lirico di emergenze costruttive nel paesaggio della pianura Padana e Life in File, una ricerca sull’”urbanistica virtuale” e sui confini tra realtà e finzione.

Le sue opere sono state esposte in varie mostre personali e collettive in Italia e all’estero e sono presenti in varie pubblicazioni, tra le quali: Le cose e il paesaggio, a+mbookstore edizioni, Milano 2011, Carlo Scarpa: uno sguardo contemporaneo, Marsilio Editori, Venezia 2012 e Geografie, storie, paesaggi per un’Italia da cambiare, Aracne edizioni, Roma 2013.

Ha svolto progetti su commissione, relativi ad indagini sul territorio e alcune sue fotografie sono conservate presso la Fototeca Carlo Scarpa, Treviso.

Sede

Palazzo da Mosto
via Mari, 7
42121 Reggio Emilia