Substrat, Ma.rs. e Jpeg
Substrat
La serie Substrat parte da immagini di Manga e Anime giapponesi che vengono sovrapposte e modificate digitalmente fino a perdere profondità per lasciare spazio ad una semplice superficie pittorica. Le immagini si trasformano, così, in sorprendenti giochi di colore astratti, riproducibili all’infinito, meccanicamente, senza che l’intervento umano possa produrre errori o variazioni, perdendo qualsiasi rapporto con le fonti originali. Nonostante la loro resa fotografica, queste immagini si presentano come indagini al di sotto della superficie fotografica. Il titolo stesso, Substrat, sembra voler affermare la presenza di qualcosa di sottostante, qualcosa di primordiale, allusivo all’essenza stessa della fotografia.
Ma.r.s.
Sul sito della NASA è disponibile un archivio di immagini del pianeta Marte in bianco e nero. Le fotografie sono state realizzate con il sistema HiRISE (High Resolution Imaging Science Experience) sviluppato a partire dal 2006 dall’Università dell’Arizona. Affascinato dall’altissima definizione delle immagini, attraverso le quali è possibile scorgere ogni minima variazione della superficie di Marte nonostante la sua lontananza, l’artista è intervenuto sulle fotografie colorandole e comprimendole, creando prospettive particolari al fine di dare all’osservatore l’impressione di volare verso il pianeta o su di esso. In questo modo ha creato immagini di immagini reali che risultano non conformi alla realtà e quindi ingannevoli, a dispetto della loro apparente vocazione scientifica.
Jpeg
Ultimo progetto del fotografo, Jpeg si propone come una sintesi degli aspetti principali della sua opera. Il primo elemento è la presa di distanza dalla soggettività: le immagini sono dei ready- made di cui l’artista si è semplicemente appropriato (la scelta delle immagini avviene senza logica e le stesse possono essere utilizzate molto tempo dopo la loro realizzazione), dimostrando così quanto sia impossibile rappresentare la realtà attraverso la fotografia. Le immagini appaiono come enormi mosaici di pixel, in cui il soggetto si intravede, ma non è rappresentato chiaramente. Protagonista è la tecnica. La superficie dell’immagine frazionata permette di evidenziarne colori e pattern prima non identificabili, ma allontanandosi dalla stessa si percepiscono i soggetti, quotidiani, banali o drammatici, rappresentati senza gerarchie d’importanza. L’occhio fatica a percepire la tragicità di alcune immagini scomposte, rese difficilmente riconoscibili, e ne coglie solo la bellezza estetica. La rappresentazione perde così ogni funzione documentaria, per offrirci un’esperienza puramente estetico/visiva e trasformarsi in mere sperimentazioni grafiche.
Le opere di Thomas Ruff qui esposte fanno parte della mostra collettiva No Man Nature.









