Walker Evans.Italia

a cura di Laura Gasparini
La mostra desidera sottolineare lo stretto rapporto tra la generazione dei fotografi dell’immediato dopoguerra, in particolare Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Guido GuidiLuigi Ghirri, e l’opera di Walker Evans che, come quella di Lee Friedlander, Robert Franck, William Eggleston, è stata fondamentale riferimento per la cultura visiva italiana dell’epoca, influenzando la ricerca artistica in ambito fotografico, ma non solo, e andando a arricchire spesso le collezioni pubbliche e private.

L’esposizione è fotografica e bibliografica insieme, infatti sarà possibile ammirare, accanto ad oltre 50 opere di Evans provenienti da collezioni pubbliche (come il Centro Studi e Archivio della Comunicazione–CSAC dell’Università di Parma, la Galleria Civica di Modena) e private (come la Fondazione Mast, di Guido Bertero e Marco Antonetto, la collezione di Giovanna Calvenzi e Gabriele Basilico), anche numerosi libri ed edizioni rare presenti nelle raccolte personali di Ghirri, Basilico, Barbieri e Guidi, insieme ad alcuni esemplari scatti degli stessi maestri italiani scaturiti dalla riflessione sulla lezione del grande maestro americano.

Le immagini in mostra evidenziano la profonda influenza che Evans ha avuto su questi fotografi dal punto di vista formale e compositivo, nell’accuratezza dell’immagine e nella ricerca di equilibrio tra documentazione e interpretazione.

Walker Evans (Saint Louis, 3 novembre 1903 – New Haven, 10 aprile 1975)
Dopo aver studiato al Williams College (Massachusetts) e alla Sorbona, ha iniziato a fotografare realizzando alcuni scatti della vita quotidiana a Manhattan, alla fine del 1920.

Nel 1934 inizia la collaborazione con la rivista “Fortune”; poi, come Dorothea Lange, viene assunto alla Farm Security Administration per documentare l’impatto della Grande Depressione americana. Il suo lavoro è diventato famoso e ha segnato la storia della fotografia non solo americana ma anche italiana del dopoguerra.

Nel 1948, Evans è stato nominato editor per le immagini alla rivista “Fortune”, incarico che ha ricoperto per 17 anni e che gli ha permesso di approfondire la sua analisi del rapporto tra parole e immagini.

Sono state realizzate mostre monografiche sul suo lavoro in tutto il mondo, in particolare il MoMA – New York nel 1970 gli ha dedicato una grande retrospettiva.

Sede

Palazzo Magnani
corso Garibaldi, 31
42121 Reggio Emilia