Ghostland
Ghostland
Nella nostra epoca ipermediata, la realtà appare sempre più come un territorio “spettrale”: un paesaggio in cui esperienze, corpi ed eventi sono filtrati, tradotti e ricodificati attraverso superfici luminose, gli schermi. Ghostland indaga questo spazio intermedio in cui viviamo − uno spazio in cui lo schermo non è più soltanto un dispositivo tecnico, ma un vero e proprio ambiente culturale, capace di modellare le nostre percezioni, i nostri comportamenti, disegnando immaginari collettivi.
Le tecnologie visive che abitano il nostro quotidiano – sistemi di sorveglianza, interfacce sociali, archivi digitali, intelligenze artificiali, flussi di informazione provenienti da zone di conflitto – costruiscono una geografia emotiva complessa, fatta di prossimità apparenti e distanze profonde. Qui il volto diventa specchio, il corpo superficie manipolabile, la memoria archivio in continua riscrittura, funzionale a immaginare un futuro distopico. La guerra, le catastrofi, l’alterazione del sé e il senso diffuso di vulnerabilità necessitano di mediazioni con l’obiettivo di attenuare il dolore, moltiplicare la spettacolarità davanti a un mondo talvolta incomprensibile e difficile da decodificare.
Così in questo paesaggio visivo sovrasaturo, l’immagine funge contemporaneamente da specchio e da barriera: riflette desideri, paure e aspirazioni, ma espone anche a forme di controllo e a una progressiva anestesia dello sguardo.
Lo schermo diventa così un luogo ambiguo in cui la realtà si scompone, si ricompone e si reinventa, producendo identità ibride, memorie alterate e narrazioni che oscillano tra realtà e finzione.
Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire.
Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a riconoscere la condizione contemporanea in continua oscillazione tra presenza e assenza, tra materialità e simulacro, che caratterizza il nostro presente, e il nostro futuro prossimo. Un invito, infine, a riflettere non solo su ciò che vediamo ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove la realtà continua a sfuggire o a palesarsi soltanto attraverso la cornice dello schermo.


![[My] Carps A](https://edizioni.fotografiaeuropea.com/wp-content/uploads/2026/02/My-Carps-A.jpg)






