Ola Rindal
Ola Rindal. Stains and Ashes
A cura di Luce Lebart.
Quando cammino per strada, vedo case, auto, alberi, persone. Ma in mezzo a loro ci sono macchie, crepe, buchi. A volte somigliano a sculture, a volte a porte o aperture, altre ancora a disegni o dipinti. Può essere una pozzanghera o una macchia d’olio lasciata da un’auto, una crepa in un muro, rifiuti… sono macchie senza alcun significato, alcun linguaggio, che non raccontano nulla. Eppure, esistono, in mezzo a tutti gli altri elementi che ci circondano. Questo progetto è partito proprio da una macchia su un pezzo di stoffa: da un atto di osservazione. Ho fotografato quella macchia. Poi ne ho create di nuove, sulla carta, usando l’inchiostro. Sono andato avanti e ho sviluppato questo tema con foto e disegni, fino quando ho iniziato a includere ritratti sfocati, a volte quasi astratti. E poi paesaggi che potessero supportare la sensazione che ne derivava, come se i soggetti fossero vicini alla macchina fotografica, ma separati da un velo. Sfocatura e astrazione sono parte della natura stessa della fotografia, proprio come la sua capacità di cogliere immagini definite. Spesso un’immagine sfocata è vista come un fallimento: io invece sfrutto questa caratteristica per esprimere una distanza, la sensazione di non riuscire ad avvicinarsi, di non riuscire a comprendere. Come se la realtà sfuggisse. La sfocatura si pone come un movimento, una nebbia, un’interferenza, un’inquietudine, che nasconde qualcosa di ciò che vediamo, e che appare come un ricordo o un’immagine del subconscio.



