Felipe Romero Beltrán

Felipe Romero Beltrán. Bravo

A cura di Tim Clark

Bravo è ambientato nell’area di confine del Río Bravo, un territorio segnato dalle migrazioni, in cui geografia e identità si scontrano. Focalizzandosi su un tratto di 270 km del fiume, Romero Beltrán costruisce una narrazione visiva sfuggente, in cui questo si trasforma in un protagonista silenzioso, che plasma vite pur rimanendo in gran parte nascosto alla vista.

Attraverso ritratti, immagini di interni e paesaggi, Bravo immortala il tempo sospeso della migrazione. Il preciso linguaggio visivo di Romero Beltrán descrive una realtà politica in cui una ritrattistica meticolosamente allestita rivela e allo stesso tempo cela resilienza. Oggetti quotidiani presentati in ambientazioni di interni, un altoparlante, un materasso, un tavolo dipinto di rosso assumono un valore simbolico, riflettendo condizioni di precarietà e controllo.

Organizzato in tre capitoli – Endings, Bodies e Breaches, questo progetto sfida i sistemi di classificazione, contenimento e identificazione che governano i regimi di confine. L’opera audiovisiva El Cruce evidenzia ulteriormente il duplice ruolo del fiume, sorgente di vita e confine militarizzato, intrecciando scene di battesimi, pesca e testimonianze di migranti. Corredato da testi e da un’intervista con l’artista, Bravo appare come una riflessione poetica ma urgente su un confine contrassegnato dalle contraddizioni, dove coesistono speranza e disperazione, movimento e immobilità.



Felipe Romero Beltrán (Bogotá, 1992) è un artista colombiano che vive a Parigi e lavora con la fotografia e l’installazione. Con la sua ricerca artistica indaga le strutture sociali e politiche, in particolare su come i sistemi di potere modellano le realtà contemporanee. Radicalmente ancorato alle metodologie del documentario, il suo lavoro esplora le tensioni che emergono quando nuove narrazioni vengono introdotte in contesti visivi consolidati.

Sviluppa progetti di ricerca a lungo termine che assumono la forma di ecosistemi visivi costruiti, coinvolgendo la tradizione del documentario e affrontando criticamente il modo in cui i corpi sono inscritti e regolati all’interno dei sistemi istituzionali. La sua pratica artistica è influenzata dal suo background accademico in fotografia, che si è concluso con un dottorato di ricerca presso l’Università Complutense di Madrid nel 2024.

Il suo lavoro ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui l’Emerige-CPGA Award all’ARCOmadrid (2024), il Foam Paul Huf Award (2022), l’Aperture Portfolio Prize (2022) e il KBr Photo Award (2024).
Ha presentato mostre personali al Carré d’Art, al Musée d’art contemporain de Nîmes, alla Fundación MAPFRE e alla MEP di Parigi, ed è stato esposto a Paris Photo, ARCO Madrid e ARTBO. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche come la Kadist Art Foundation, il Carré d’Art e il MACBA.
Attualmente è residente alla Cité des Arts di Parigi con il programma IN SITU.

Sede

Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c
Reggio Emilia

orari

24 aprile – 22 giugno
giornate inaugurali
24 aprile › 19-23
25 aprile › 10-23
26 aprile › 10-23
27 aprile › 10-20

dal 1 maggio al 8 giugno
giovedì › 10-13/15-20
venerdì, sabato, domenica e festivi › 10-20

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