Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026
Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026
Voci
A cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi.
Promossa dal Comune di Reggio Emilia in partnership con Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.
Realizzata grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna.
In collaborazione con GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, Fotografia Europea, Fotodok, Utrecht, Fotofestiwal Łódź, Photoworks, Brighton.
Con il contributo di Reire SRL e la sponsorizzazione di Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Reggio Emilia.
La nuova edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026, promossa dal Comune di Reggio Emilia e dedicata alla scoperta e valorizzazione dei talenti emergenti della fotografia in Italia, ha registrato oltre 300 candidature, confermandosi punto di riferimento per la valorizzazione dei fotografi under 35 e osservatorio privilegiato sullo stato della fotografia emergente in Italia.
Tra tutti i progetti candidati, la giuria di selezione dell’open call ha individuato sette finalisti che dal 30 aprile al 14 giugno 2026 esporranno nella collettiva ospitata al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia nell’ambito del festival Fotografia Europea.
Gli artisti concorreranno al Premio Luigi Ghirri (4.000 euro) e ad altre opportunità internazionali, tra cui la menzione speciale “Nuove traiettorie” dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, che prevede una residenza in Svezia con mostra personale finale, e la partecipazione al programma Photo-Match del Fotofestiwal di Łódź.
Gli artisti selezionati per la XIII edizione sono Susanna De Vido (“Quando torneremo a guardare le stelle”), Karim El Maktafi (“Archivio del mare”), Alice Jankovic (“Green Paradox”), Cinzia Laliscia (“Finalmente posso andare”), Anie Maki (“Milk, Weight, Gravity”), Eva Rivas Bao (“Una storia italiana”) e Federica Torrenti (“La fortezza”).
Gli artisti e i progetti selezionati sono stati chiamati a confrontarsi con “Voci / Voices”, il tema di questa edizione, proposto dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi e ispirato al romanzo “Io canto e la montagna balla” (2020) di Irene Solà.
Come nella scrittura di Solà, la fotografia indaga ciò che sfugge allo sguardo, sospesa tra documento ed evocazione. In un’epoca segnata dall’eccesso di immagini, la mostra si propone come spazio di ascolto e immaginazione, capace di dare voce all’invisibile e di suggerire nuovi modi di vedere e di esistere.










